L’uomo saggio ama l’acqua

Il canyoning è un andare seguendo il corso naturale dell’acqua, diventando acqua noi stessi. Scivolare nei toboga, tuffarsi in acque cristalline, scendere cascate, scoprire un mondo nuovo ed entrare così nelle parti più intime della nostra terra.

Ci troveremo isolati in ambienti normalmente inacessibili, con l’emozione di attraversare luoghi dove solo poche persone sono passate prima di noi. Il canyoning o torrentismo è un modo divertente e sicuro di vivere la natura, una disciplina “en plein air” che regala sensazioni uniche ma rispettosa degli ecosistemi che incontra.

Gli itinerari, scelti a seconda dell’impegno, sono localizzati in Friuli e in Slovenia.

E’ richiesto unicamente un minimo livello di acquaticità. Le uscite si effettueranno ogni weekend da maggio a ottobre e tutti i giorni nei mesi di luglio e agosto. Il calendario delle escursioni con orari e ritrovi verrà aggiornato settimanalmente sul sito www.friulincanyon.it

Programma Canyoning – Canyoning Activity 2010

Val Zemola

Discesa del Lumiei (autore Tommaso Lessio)

Il nostro servizio sulla ORF :)

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Jof Fuart 2666 m, gola nord-est 50°

Prima discesa con gli sci Mario Di Gallo il 19 maggio 1985.

Prima ripetizione di Carlo Gasparini l’anno seguente.

Seconda ripetizione di Mauro Rumez nella primavera del 1996

Possibile terza ripetizione di Carlo Gasparini e Guido Candolini l’ 11 aprile 2007.

Discesa il 23 febbraio 2008 da Enrico Mosetti. Ulteriori discese durante la primavera 2008.

Incidente fatale il 10 maggio 2008.

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Forcella Berdo (Berdorinne) 2530m, via Comici-Brunner-Deffar 650m 50°

Prima discesa con gli sci di Mauro Rumez e Claudio Gardossi il 23 marzo 1986

Prima ripetizione di Carlo Gasparini nel maggio dell’anno seguente (salita la forcella dal versante sud e discesa attrezzando la calata in corda doppia)

Non vi sono notizie di altre discese

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Monte Cristallo 3221m, canale Innerkofler 700m 55°

L’inverno del 1988 fu poco nevoso ma questo non ci impedì di salire il Monte Cristallo per il canale Innerkofler. Oltre al sottoscritto (Carlo gasp!), che poi se lo scese con gli sci, il giovane di Begliano e il caro amico Ennio Antonello che invece se lo ridiscesero a piedi. Gli altri canali meno ripidi (50°) erano stati il mio banco di prova negli anni precedenti.

Innekofler innerkofler2











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Cima Tosa 3173m, canalone Neri 900m 50°/55°

L’inverno del 1987 è stato l’ultimo nevoso di una lunga serie, così assieme al caro amico Mauro Bregant (purtroppo non c’è più, lo scirocco della vita se l’è volato via)  in primavera siamo saliti per il canalone Neri sulla Cima Tosa.

Io, Carlo gasp!  poi  sono sceso con gli sci (50°/55° con un passaggio più ripido) mentre Mauro è divallato nel versante opposto.

inizio canalone neri-cima tosa


Assieme, l’anno prima, avevamo salito il canale Pallavicini al Grossglockner, mi ero portato gli sci ma non avevo trovato buone condizioni per sciarlo, era luglio e le scariche avevano scavato profonde rigole. Poi è stata la volta del Gran Zebrù 3851m, salito lungo l’elegante cresta Nord-Ovest (Suldengrat) con i suoi 1300m di sviluppo. Nella stessa primavera, invece, avevo sceso con gli sci la Nord della Marmolada, un candido velo sulla Regina delle Dolomiti, come non lo veste più.

Cordata sulla N della Marmolada
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Torre Innerkofler 3081m, canale Nord 55°/60°

Ho bei ricordi con Ennio Antonello (ennioantonello@ilvagamondo.net), come la salita  Sivi Ideal (Grigio Ideale) alla  Jerebica (Cima del Lago) 2126m, un bellissimo diedro di 4oo m (6+) salito d’ autunno dai fratelli Podgornik. L’avvicinamento di 2 ore e passa per dei ripidi senza sentiero e la lunghissima discesa influirono senz’altro sui nostri futuri caratteri. Il giorno dopo la gita sul Monte Cristallo (1988), con la stessa banda ci siamo trasferiti nel gruppo del Sassolungo, dove sono andato a farmi una sciata prima su e poi giù dal canale Nord della Torre Innerkofler (Carlo gasp!)

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Similaun 3597m parete Nord 50°, Cime Nere 3624m parete Nord 55°

Eccoci tutti e tre: l’Ennio Antonello, Mauro Bregant e me. E’ il 1987, avevamo fatto un tentativo di salire la Berdorinne in primavera per scoprire che bisognava andarci prima, quando il salto era ben ghiacciato. Così gita in val Senales, e  giunti in cima al Similaun per la normale scendiamo poi  per la parete Nord, Carlo Gasparini con gli sci e loro a piedi. Piantiamo la tendina sotto le Hintere Schwarze (Cime Nere) e l’indomani saliamo la parete nord che poi scenderò sci ai piedi mentre loro seguiranno la via normale.

Similaun
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Monte Canin Basso 2571 m, parete S-W 1000 m 50°/55°

Si tratta del profilo naturale che sovrasta il nostro quotidiano agire, ovunque ci troviamo su questa terra friulanovenetogiuliana.

Come un compasso misura le distanze dal fulcro, attorno al quale ruota la giostra. Un fantastico, enorme trampolino, da dove prendere il volo e rimanere sospesi, tra candidi cristalli di ghiaccio.

Monte Canin Basso 2571 m parete S-W 1000 m 50°/55° l’ho discesa con gli sci nella primavera del 1986, quando Casera Canin era un rudere e si partiva da fondo valle per salire l’Alta Via Resiana. Chi l’ha sceso, chi l’ha pensato così? Sicuramente Luciano De Crignis nel 1996 che, con l’elicottero, ha accoppiato la Ovest 55° con calata in doppia, alla Sud-Ovest. Ma prima, chi è stato il primo a farlo?

Volevo ritornarci quest’anno, dormire al “ Belvedere sulla Val Resia” e poi sentirmi lì, ma mi sono fatto male.

Sentire l’oracolo.

Carlo Gasparini

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Occhi azzurri sul golfo

Occhi azzurri sul golfo è una multipitch (4 tiri, max 6b+), aperta quasi 25 anni fa da Carlo Gasparini  sulla parete denominata “Sekulak”, parete che precipita dall’acrocoro carsico della Selva di Tarnova. Alla fine (e/o all’inizio) le Alpi si passeggiano e si arrampicano con il baluginio mediterraneo che ci accompagna, rilassandoci fino al tramonto. Qua ci sono (c’erano?) le classiche gite “fuoriporta” dei goriziani come il Gran Ciglione (Veliki Rob 1237 m) e il Caven (1185 m), da dove a volo d’uccello si può ri-conoscere il retroterra geografico naturale della città di Gorizia e spaziare dalle Dolomiti alle Giulie e al Grande Carso.

“Gorizia è sorta in funzione della sua posizione e dell’importanza delle sue valli; si spiega come il centro abbia dovuto occuparsi delle sue montagne e dei suoi colli che rappresentano la ragione prima del suo sviluppo. La storia di Gorizia è quindi legata alla storia delle sue montagne. Centro stradale della massima importanza, essa ha irradiato per queste strade un traffico e un commercio attivissimo in tutti i tempi (Valle dell’Isonzo, Transalpina), ed ha favorito quindi l’insediamento nelle sue valli, e il sorgere di centri popolari lungo di esse”.

Ernesto Massi
“L’ambiente geografico e lo sviluppo economico nel goriziano”  (1937)


Per ripetere questa via si raggiunge Tarnova e, arrivando da Gorizia, si gira a destra fino a raggiungere il decollo dei deltaplani dove  l’asfalto finisce. Si prosegue sempre dritti per macadan (strada bianca) finchè la strada gira a sinistra (casa forestale sulla sinistra) e subito dopo al bivio noi giriamo a destra in salita fino al primo tornante poco dopo, dove posteggiamo. Ora possiamo seguire la segnaletica “Sekulak” che in una ventina di minuti ci porta proprio sopra la parete, dove nuove tabelle rigorosamente in sloveno ci danno indicazioni su questo punto strategico. Se non ho capito male un generale austriaco durante la Grande Guerra  utilizzava questo punto panoramico per controllare l’involuzione delle battaglie sul Carso. Ora seguendo la mulattiera scendiamo verso sinistra per abbandonarla quando entriamo nel boschetto e poi scendere dritti obliquando a destra per giungere all’attacco della parete. Oltre alla multipitch sulla destra, andando verso il centro della parete troviamo un monotiro, Bucatini (6b+) e spazio per aprire del nuovo. Tutte le soste sono con catena, portare 11 rinvii, casco e binocolo (falchi pellegrini, aquile..)

In realtà tra i vari siti che ho attrezzato per l’arrampicata sul Carso, c’era anche la “Panza dell’Elefante” a Sistiana, dico c’era perchè è come se non ci fosse più, scomparsa dietro i miasmi del depuratore costruito giusto sotto la falesia. A fianco degli itinerari disegnati da Emilio Comici, il Fantastico, su questa parete ne ho scoperti di nuovi tra i quali uno lunghissimo, dedicato, “Occhi azzurri sul  golfo” appunto. La linea, una colata lavorata dall’acqua, corre parallela a “Nei colori del giorno” anche questa un’ erosione superficiale, dedicata all’indiano del Carso.

Vedi le foto dell’album

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A passo di danza

Ad ogni passo si rompono dei legami chimici tra gli atomi, se ne formano degli altri e avvengono valanghe e terremoti a livello atomico. Tutto ciò richiede una grande forza per far sì che questa compenetrazione atomica, queste catene montuose su scala atomica scivolino l’una attraverso l’altra. La resistenza a queste ridisposizioni atomiche si chiama attrito, e senza di esso non potremmo che correre sul posto. Su una superficie in pendenza il peso è diretto in basso, verso il centro della Terra. Una parte del peso è però perpendicolare alla superficie della rampa inclinata, e il resto è diretto lungo la rampa. Minore è la forza che preme le catene montuose atomiche  l’una contro l’altra, minore è la loro compenetrazione, e più facile è il loro movimento l’una lungo l’altra.

James Kakalios
La fisica dei supereroi
2009 Einaudi editore ed. speciale per Le Scienze
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Smettere di arrampicare

L’arte di arrampicare: la continua ricerca dell’equilibrio nel movimento. Tutta la vita, continuare a capire ancora una volta sempre le stesse cose. Stordite anime piccole che non siamo altro.

Tutta la vita che ci arrampichiamo sulle stesse vie a confrontarci a tutti i costi sempre e solo con la natura, guai appendersi ad uno spit: non accettiamo compromessi umani! Che se ne stiano alla larga da queste pareti gli umani con tutto il loro uso e abuso!

Rigorosamente senza appenderci ad uno spit ripetiamo i movimenti che la natura ci consegna: proseguire in libera e senza artifizi verso le soste. Giunti in alto alle catene, le catene della libertà, ci caliamo per ricominciare tutto da capo.

Carlo

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